Robert Bresson

(1901 - 1999)

Uno dei registi più importanti nella storia del cinema francese ed europeo, grande appassionato d'arte, Bresson gira il suo primo film, La conversa di Belfort nel 1943. Sin da questa pellicola è chiaro come la religione cattolica, i concetti di salvezza e redenzione siano fondamentali per il regista, tanto da essere ripresi e sviluppati nel 1951 con Il diario di un curato di campagna.

L'utilizzo di attori non protagonisti, i rari dialoghi ed un attento uso delle musiche e del suono (associate ad inquadrature o figure particolari), rendono inconfondibile lo stile bressoniano.

Con Un condannato a morte è fuggito (1956), Pickpocket (1959) e Il processo a Giovanna d'Arco (1962), Bresson porta sullo schermo storie in cui affida al protagonista il compito di indicare una nuova strada, un percorso alternativo ai paletti imposti dalle società o dai regimi in cui le trame si svolgono.

Il pessimismo che con il passare degli anni contraddistingue l'opera del regista è evidente nelle sue ultime pellicole, Quattro notti di un sognatore (1972), Il diavolo probabilmente… (1978) e L'argent (1983), film con cui Bresson termina un percorso artistico premiato nel 1989 con il Leone d'Oro alla carriera al Festival di Venezia.