René Clair

(1898 - 1981)

Al secolo René Chomette, si avvicina al cinema come attore per l'autore di serial Louis Feuillade. Influenzato dalle avanguardie artistiche si cimenta nei suoi primi lavori registici con le sperimentazioni linguistiche: tanto Paris qui dort (1923), storia fantascientifica ambientata in una Parigi addormentata dal raggio misterioso di uno scienziato pazzo, che Entr'acte (1924), intermezzo per un balletto dadaista, sono l'occasione per definire la propria ricerca visiva, intessuta di giochi ed effetti ottico-dinamici.

Il film che lo impone all'attenzione del pubblico è Un cappello di paglia di Firenze  (1927), da una farsa ottocentesca di Eugène Labiche e Marc Michel: Clair mantiene intatta la trama fitta di gag ed equivoci, trovando terreno fertile per quella comicità visiva ereditata da Max Sennett e dalle slapstick americane, unita a uno spirito ironico e alla spiccata attenzione per i comportamenti umani.

L'introduzione del sonoro rappresenta per il regista un elemento ulteriore per perfezionare la propria poetica e affermarsi come autore di commedie brillanti, da taluni critici definite «populiste», nel senso nobile del termine: in pellicole come Sotto i tetti di Parigi (1930), Il milione (1931) e À nous la liberté (1931) i protagonisti sono personaggi e ambienti del popolo e della piccola borghesia francese, o più precisamente parigina, illuminati da uno sguardo accurato, ironico, spesso graffiante, ma incline a evidenziarne le caratteristiche più positive.

Nel 1935 si reca in Inghilterra, dove dirige due commedie, Il fantasma galante  (1935) e Vogliamo la celebrità (1937); tornato in Francia vi rimane fino all'occupazione nazista: nel 1941 si trasferisce negli Stati Uniti, da cui farà ritorno nel 1946. L'anno successivo realizza Il silenzio è d'oro (1947), ritenuto al suo apparire l'apice della carriera artistica di Clair: il film narra le vicende sentimentali di un anziano regista innamoratosi di una giovane ragazza, sullo sfondo della Parigi d'inizio Novecento. In parte autobiografico e venato da un sentimento di nostalgia, è un omaggio ai pionieri del cinematografo e, insieme, meditazione sul cinema come mestiere e passione.

L'attività di Clair, benché con fortuna critica minore, proseguirà ancora per vent'anni: il suo ultimo film, infatti, è del 1965, Les fêtes galantes, commedia farsesca in costume.

 

 Entr'acte (1924)

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