Mohsen Makhmalbaf

(Teheran, 1957)

Nel corso della sua militanza armata contro lo Scià viene arrestato e condannato al carcere. Esce nei giorni della rivoluzione del 1979 e inizia a scrivere (racconti, testi teatrali, saggi e sceneggiature).

Oggi Makhmalbaf risulta essere il più prolifico cineasta iraniano degli ultimi decenni. Tutti i suoi lungometraggi sono stati, nel corso degli anni, al centro di polemiche e discussioni in Iran e all'estero, mentre molti sono stati premiati nell'ambito di festival internazionali. Opere come L'ambulante (Dastforush, 1987), Il ciclista (Baysikelran, 1989), Tempo d'amare (Nobat-e-asheqi, 1990), C'era una volta il cinema (Ruzi ruzegari cinema, 1992), Salaam cinema (1995) evidenziano la duttilità del cinema dell'autore.

Film più recenti come Pane e fiore (Nun va goldun, 1996), Il silenzio (Le silence, 1998) e Viaggio a Kandahar (Safar-e Gandehar, 2001), in cui una rifugiata afgana ritorna nel suo paese dopo aver ricevuto una lettera. Da qui un viaggio insidioso e pericoloso pur di salvare la vita della sorella. In Sesso e filosofia (2006) si dimostra ancora una volta un regista attento agli aspetti critici delle società islamiche, indicando una nuova tendenza del cinema contemporaneo. A tale modello stilistico si rifanno i film diretti dalla figlia maggiore di Makhmalbaf, Samirah, e dalla seconda moglie del regista, Marziyeh Meshkini.

 

Viaggio a Kandahar (Safar-e Gandehar, 2001)

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