Georges Méliès

(Parigi, 1861- Parigi, 1938)

Di famiglia benestante, cede al fratello Gaston, nel 1888, la sua quota nell'industria paterna e con il ricavato acquista il Teatro Robert-Houdin, di cui diventa direttore; piccola sala, al n. 8 del Boulevard des Italiens, specializzata in spettacoli d'illusionismo. Méliès, prestidigitatore talentuoso, riprende la tradizione del fondatore del teatro, il grande illusionista Jean-Eugène Robert-Houdin, accentuando il carattere fantastico e misterioso delle rappresentazioni e diventando nel giro di pochi anni una delle maggiori attrazioni parigine.

Tuttavia, dopo aver assistito alle prime proiezioni del Cinématographe Lumière, sceglie di utilizzarne il sistema per ampliare il proprio lavoro; non potendo però procurarsi un apparecchio Lumière (negatogli dalla famiglia degli inventori), ne costruisce uno sul modello inglese o americano.

Le prime brevi opere realizzate da Méliès nel 1896 sono simili a quelle dei Lumière, girate all'aperto e con intenti descrittivi e anche i soggetti sono i medesimi (Une partie de cartes, Arrivée d'un train, ecc...).

Nel 1897 sceglie però di costruire un vero e proprio studio cinematografico, nel quale  è in grado di realizzare quei film a trucchi che divengono la sua specialità.

Nella vastissima produzione di Méliès, di cui la maggior parte perduta, non va trascurato l'aspetto più propriamente dinamico, nonostante la scena per lo più fissa e la cinecamera immobile. Pur avendo creato il vero e proprio spettacolo cinematografico (a differenza dei Lumière che si sono limitati a utilizzare il cinematografo come apparecchio riproduttore della realtà fenomenica), Méliès non comprende appieno le possibilità espressive del nuovo mezzo, se non nello stretto ambito dell'illusione ottica.

Dà vita al cinema fantastico, seppur in uno stile fortemente teatrale e con un forte senso di rottura tra le scene, senza movimenti di macchina (peraltro allora quasi inesistenti) o alternanza nella scala dei piani (con personaggi e oggetti inquadrati in campo medio). 

In seguito, Méliès affronterà il grande spettacolo con film di maggior lunghezza, secondo le regole del dramma tradizionale, suddivisi in scene ed episodi, non più basati unicamente su trucchi ed effetti ottici o su una comicità elementare.

Del 1899 è L'affaire Dreyfus: in circa venti minuti, Méliès sviluppa tutta la storia di Dreyfus, dall'arresto dell'ufficiale alla sua condanna, e attraverso alcuni fatti salienti come il suicidio del colonnello Henry, la battaglia giornalistica e la degradazione di Dreyfus. I singoli episodi, che si ispirano alle illustrazioni dei giornali dell'epoca, sono ricostruiti in studio e appaiono come dei tableaux vivants.

Tuttavia le migliori riuscite artistiche di Méliès sono da ricercarsi nei soggetti fantastici e favolistici, dove meglio si manifesta il suo gusto per la scenografia, per l'invenzione e il suo sottile umorismo (opere come Le voyage dans la lune, 1902; Le voyage à travers l'impossible, 1904; Les quatre cents farces du diable, 1906 e Á la conquête du Pôle, 1912).

Il pubblico tuttavia a un certo punto comincia a preferire altri generi e il declino di Méliès dopo il 1912 è addirittura precipitoso, riducendosi a gestire un negozietto di giocattoli alla stazione Montparnasse.

Nel 1931 Méliès riceve la croce della Legione d'onore e Louis Lumière lo definirà il "creatore dello spettacolo cinematografico".

 

Il viaggio attraverso l'impossibile (Le voyage à travers l'impossible1904)

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