La grande stagione del cinema muto

 

Gli Anni Venti segnarono il consolidamento di Hollywood come capitale mondiale del cinema. I dieci anni che vanno dalla prima guerra mondiale alla crisi del 1929 misero in luce le debolezze di un sistema politico e sociale che non era riuscito a risolvere i problemi di una nazione in pieno sviluppo economico. Il cinema americano attraversò una stagione straordinaria, in cui giunsero a maturazione i frutti che erano stati seminati negli anni precedenti. Protagonisti di questo periodo furono Eric von Stroheim (Greed, 1924), maestro nel genere drammatico, e i grandi comici, primi fra tutti Charlie Chaplin (Il monelloThe kid, 1921) e Buster Keaton.

Al di là della produzione cinematografica, sono gli anni in cui il mito di Hollywood prende forma, mostrandosi come un mondo irraggiungibile dominato dal lusso, sfarzo smodato e libertà di costumi che la moralità e la legge vietavano alla gente comune. Il divismo degli Anni Venti si basa su modelli meno convenzionali, prospettando una varietà di comportamenti e desideri che corrispondeva ad una maggiore varietà del pubblico. Da un lato il divismo educativo ed edificante di Mary Pickford e Douglas Fairbanks, dall'altro quello conturbante e languido di Thera Bara e Rodolfo Valentino, i due maggiori rappresentanti dell'America hollywoodiana degli "Anni folli". 

Proprio la varietà della produzione cinematografica, la libertà di cui godevano registi e attori, la legge del libero mercato interno che favoriva i più diversi esperimenti e la concorrenza con certo cinema europeo impedirono al cinema hollywoodiano di fossilizzarsi in schemi prefabbricati, consentendogli di affrontare temi attuali, a volte di violenta critica con opere che si opponevano alla produzione di puro consumo e alle regole del divismo (basti pensare ai film anticonformistici di Stroheim e Chaplin). Alla base del loro cinema c'era il personaggio, elemento catalizzatore di un dramma che da umano si fa gradatamente sociale, a mano a mano che la storia del singolo si integra nella storia di un'epoca.

Proprio nel momento di maggior fulgore dell'industria Hollywoodiana che Robert Flaherty propose un nuovo modo di rappresentare la realtà: il cinema documentaristico, basato sulla consapevolezza che l'intervento della macchina da presa modifica la realtà e che è proprio la realtà modificata dall'osservatore a conferire autenticità all'immagine.

 

Greed (E. von Stroheim1924)

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Il monello (C. ChaplinThe Kid1921)

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