Il cinema europeo degli Anni Sessanta e Settanta

 

Gli Anni Sessanta si contraddistinsero per un fermento artistico determinato da nuove tendenze, dall'ingresso di giovani registi e dalla progressiva internazionalizzazione dell'industria cinematografica.

In Italia, l'opera di Michelangelo Antonioni segna l'inizio di un cinema anti-spettacolare, rappresentativo della crisi esistenziale e di valori del mondo occidentale e dell'esigenza di un cinema diverso  e di nuovi modi di espressione. Il suo film L'avventura  (1960), superando i canoni spettacolari consueti, fu la base di partenza d'un processo di nuova significazione.

Il 1960, anno di uscita de La dolce vita, segna anche la maturità artistica di Federico Fellini, simbolo di un cinema barocco, cosciente della finzione dello spettacolo che coinvolge più a livello emozionale che razionale immergendo lo spettatore in una sorta di fantasmagoria visiva e sonora.

Sono gli anni in cui il rinnovato interesse per i problemi ideologici e politici del paese si ritrovano nel cinema civile di Francesco Rosi, in quello politico dei fratelli Taviani e nell'opera a forte incidenza sociale, in bilico tra il simbolismo e il neorealismo, di Elio Petri. A questa corrente, se ne contrappose un'altra, apparentemente apolitica, che privilegiava una poetica intimistica, mettendo in scena la contemporaneità attraverso fatti minuti in una sorta di documentarismo narrativo (tra gli altri si ricordano Ermanno Olmi e Vittorio de Seta).

A questi autori, si aggiungono poi quei registi che, quasi privi d esperienza, si rivelarono tra le forze più significative del cinema di contestazione i cui esponenti di spicco furono senz'altro Marco Ferreri e Pier Paolo Pasolini.

Allargandosi al panorama europeo, dalla Francia, al Belgio e alla Svezia (con Igmar Bergman in primis), la rivolta dei giovani trovò uno sbocco di notevole interesse nel cinema spettacolare e diede origine, parallelamente, ad una produzione sperimentale e d'avanguardia estremamente provocatoria. Lo sperimentalismo divenne un mezzo di conoscenza, demistificazione e critica violenta delle istituzioni morali, sociali, politiche ed economiche.

Gli Anni Sessanta segnarono la maturità artistica di Luis Buñuel, che nel 1961realizzò Viridiana, e il riconoscimento internazionale di Joseph Losey con Eva  (1962), film che indaga la crisi dei rapporti nella nostra civiltà.

Quanto al rinnovamento artistico della cinematografia tedesca, iniziato con l'opera di Alexander Kluge, esso diede origine ad un vero e proprio movimento unitario che si sviluppò ampiamente nel decennio successivo, affermandosi anche a livello internazionale tra gli Anni Settanta e Ottanta come uno dei fenomeni più interessanti e significativi del cinema contemporaneo (Werner Herzog, Wim Wenders).

 

L'avventura  (M. Antonioni -  1960)

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