Il cinema americano del dopoguerra

 

La fine della seconda guerra mondiale, il crollo del fascismo e la divisione del mondo in due blocchi d'influenza che pose le basi della guerra fredda influenzarono inevitabilmente la produzione cinematografica. Come accadde in Italia con il neorealismo, anche negli Stati Uniti, il cinema del dopoguerra fu più attento ai problemi sociali e al dramma dell'uomo, manifestando una maggiore aderenza alla realtà.

Questi elementi vennero ripresi anche in film più tradizionali come i western, che sembrano perdere il carattere astorico che li aveva fin lì contraddistinti e acquistare una maggiore caratterizzazione dei personaggi.

Si tratta altresì degli anni bui del maccartismo. Una parte degli intellettuali fu oggetto di pesanti accuse da parte del potere politico fino a subire una vera e propria messa al bando (come accadde a Charlie Chaplin). Nacque così un'opposizione che raggruppò molti degli artisti più noti, contribuendo a introdurre nel conformismo americano elementi di rottura e innovazione (tra gli autori di film di forte impegno politico e sociale: John Huston, innovatore del film poliziesco, e Elia Kazan).

Fra i protagonisti della commedia del secondo dopo guerra, allievi di Lubitsch ritroviamo Otto Preminger e Billy Wilder che si rese noto al grande pubblico non con i film comico-satirici, ma con drammi venati da un profondo pessimismo, violenza e aggressività.

Anche il nuovo musical, pur ispirandosi allo tradizione degli Anni Trenta, tende ad ancorarsi alla realtà quotidiana, trasformando la vita d'ogni giorno in spettacolo con canzoni e danze per le strade, personaggi anonimi e storie più realistiche (come in Cantando sotto la pioggia, Singing in the rain, 1952).

Nuovi contenuti e forme posero le basi per una cinematografia che sempre più rifletteva la complessità della società americana, portando progressivamente alla dissoluzione del mito di Hollywood che condurrà al diverso orientamento della produzione cinematografica che dominerà negli Anni Sessanta e Settanta. Tale mutamento si avverte anche nel nuovo divismo. Sono gli anni di Marlon Brando e James Dean, divi ben più legati alla realtà contemporanea, i cui personaggi rappresentano l'irrequietezza e l'insicurezza dell'America de Eisenhower e McCarthy. Allo stesso modo, Marilyn Monroe non rientra più negli schemi dellavampdi un tempo, ma piuttosto rivela la complessità dei rapporti della donna indipendente con la società maschile.

Contro il realismo affermatosi nella cinematografia del dopo guerra, si pone l'opera di Orson Welles, il cui stile antinaturalistico si fonda sulla ricerca dello spessore dello spettacolo, l'approfondimento della psicologia dei personaggi e l'arricchimento drammatico delle storie (reperibili nel capolavoro Quarto potere, Citizen Kane, 1941).

Anche se Alfred Hitchcock inizia a fare cinema in Inghilterra negli Anni Venti, è negli Stati Uniti, dove si trasferì nel 1939, che maturò la sua poetica. Inseritosi perfettamente nel sistema hollywoodiano, egli ne sfruttò tutte le possibilità introducendo nei canoni produttivi e spettacolari uniformi e ripetitivi la sua personale visione del mondo che ruota attorno ai concetti disuspence, brivido e metafora.   

 

Cantando sotto la pioggia (S.Donen,  Singing in the rain, 1952)

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Quarto potere (O. WellesCitizen Kane, 1941)

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